Stampa

(denominata nel settembre 1865) tra le vie Pasquirolo, Beccaria e Galleria del Corso e la via (denominata nel ottobre 1863) da Corso Vittorio Emanuele alla piazza omonima.

 

Cesare Beccaria - Nato e Morto a Milano (1738 - 1794) appartenne, assieme ai fratelli Verri, a quel gruppo di colti patrizi, che allo scopo di dare agli studi e ai costumi un più severo indirizzo, fondarono la famosa rivista "Il caffè". Nel 1764 scrisse e pubblicò la famosa opera "Dei delitti e delle pene". Il favore con cui l'Europa raccolse questo lavoro dimostra come quell'opera sia stata veramente espressione dei bisogni morali dell'epoca. Fu inoltre un'economista di vaglia e professò questa disciplina nelle Scuole Palatine; ebbe inoltre molta influenza nella riforma monetaria ordinata da Maria Teresa e nei lavori del magistrato camerale, sicché Milano lo annovera giustamente tra i suoi figli benemeriti. Fu anche membro della Giunta per la riforma del sistema giudiziario.

Al n° 8 della piazza, un tempo esisteva un minuscolo locale, ritrovo per i fanciulli, le cui origini risalgono ad un oratorio fondato e inaugurato nel 1616 dal card. Federico Borromeo. Ebbe poi nome di Bellarmino poiché, in un locale annesso, vi prese dimora il card. Roberto Bellarmino, nipote di papa Marcello II. Per volere di questo cardinale, i giovani, sotto la direzione di alcuni sacerdoti, alla domenica recitavano delle commedie improvvisate dagli stessi sacerdoti. Più tardi (1806) l'oratorio servì ai Francesi come carcere e agli Austriaci, succeduti ai Francesi, lo trasformarono in una specie di ambulatorio per le cure cui venivano sottoposte le donne perdute. L'oratorio seguì la sorte delle vecchie catapecchie (1865) e venne quindi abbattuto, ma risorse, abbellito e ampliato, nel cortile di un nuovo palazzo prendendo nome di Teatro Fiando, chiamato poi Gerolamo, ove vi furon allestite commedie in dialetto milanese. Come ci dice Ferdinando Palmieri, Gerolamo è una marionetta piemontese i cui i primi animatori sarebbero stati G.B. Sales e G. Bellone. Appare al principio dell'800 e per il proprio nome, ironicamente simile a quello di un fratello di Napoleone, subì più d'una disavventura politica. È ingenuo, furbo, pronto e distratto. Grazie al marionettista Giuseppe Fiando, che aveva dovuto lasciare Torino, il personaggio diventò presto popolare a Milano, dove per sé e per le altre 3 teste di legno della lieta compagnia ebbe un teatro (1868) chiamato appunto Gerolamo, dove gli spettacoli durarono fino al 1957, allestiti nell'ultimo cinquantennio, dalla nota e valente famiglia Colla.

Anticamente la via Beccaria proseguiva fino alla via San Zeno, col nome di Contrada del Zenzuino, da un albero di giuggiole, (in milanese: zenzuin). Nel 1865 la piazza venne ampliata e sistemata abbattendo alcune decrepite catapecchie, tra le quali quella del carnefice, un certo Giovanni Lachner, d'animo assai estroverso e vile, che alla sera, per tema di esser riconosciuto, non usciva mai di casa se prima non si era camuffato con un barbone posticcio. La casa di detto personaggio era pressappoco dove fu collocata il monumento al Beccaria (1871), la cui statua modellata nel marmo dal Grandi, fu sostituita (1914) con l'attuale replica ion bronzo, avendo la prima subito le avarie del tempo. Un lato della piazza è dominato dall'antico Palazzo di Giustizia (ora sede Polizia Municipale) allora dimora del Capitano di Giustizia che fino a che non fu terminato questo edificio alloggiava nella vicina piazza del Verzaro (oggi piazza Fontana). Da alcuni documenti rinvenuti nell'Archivio di Stato, risulta che i lavori di questo palazzo risalgono al 1587 per volere del governatore spagnolo Carlo d'Aragona, duca di Terranova, ad opera dell'architetto milanese Pietro Barca. Il completamento del palazzo lo si deve al successore Pietro Enrico d'Azavedo, conte di Fuentes, che, usufruendo dei consigli e dell'opera dell'architetto Seregni, lo faceva ampliare e terminare, adattandovi l'attuale facciata. Lo stesso governatore ordinava di abbattere (1604) due chiese vicine: una dedicata a San Giacomo Rodense e l'altra a San Zenone. Nel medesimo periodo venne abbattuto un ricovero per giovani traviate fondato da San Carlo. L'antico palazzo di Giustizia conserva le lapidi con i nomi dei patrioti qui condannati per i moti rivoluzionari del 1821, esposti alla gogna prima di essere inviati alle orribili segrete dello Spielberg.

 

 

 

 anno 2018