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da via De Amicis a viale G. D'Annunzio - zona: Darsena


Al di là della cerchia delle mura di Massimiliano, lungo le importanti strade di comunicazione, Milano romana costruì non soltanto tombe, ma anche ville ed altri edifici. Così, ad esempio, compreso tra la Conca del Naviglio, via De Amicis e via Arena, nel I e II secolo d.C. fu costruito un Anfiteatro e Arena. Nel 1931, nel corso di alcuni scavi, ne vennero alla luce dei ruderi, che permisero di accertare come le misure esterne del monumento fossero di 155 metri nella parte maggiore e 125 metri in quella minore: area di pochi metri inferiore all'Arena di Verona. Questa antica Arena è ricordata anche dallo storico Paolino che nella sua vita di sant'Ambrogio la ricorda come luogo di martirio dei primi cristiani che ivi venivano dati in pasto alle belve. Fu, poi in questa via che venne aperto il varco delle acque per facilitare il trasporto del materiale per la costruzione del Duomo e, per pareggiare il forte dislivello delle acque, si costruì una conca, attualmente scomparsa, che fu chiamata Conca di Nostra Signora del Duomo. Altro ricordo del passato è la chiesa di santa Maria della Vittoria, che forse allude alla Battaglia di Legnano, ricostruzione del XVII secolo di una chiesa precedente delle Agostiniane, riedificata con elargizioni della famiglia Omodeo, che la eressero a propria cappella funeraria. La facciata ricoperta di cemento a imitazione della pietra, è probabilmente opera del Paggi, ma è rimasta incompiuta; originale è il campanile con cupoletta a bulbo. L'interno, a pianta circolare, si presenta sobrio e severo; ai lati della sala centrale si aprono alcune cappelle rettangolari che ospitano dipinti del Morazzone, del Procaccini, del Ghisolfi e sculture del Somaini, del Brandi e del Bussola. Allo sbocco della via, verso corso Ticinese, si innalzava un tempo una colonna che sosteneva una statua di san Mansueto, vescovo di Milano nel 672. Il Barigazzi in "Osterie Milanesi" ricorda che in Viarenna (in gergo) c'era la famosa "Cantinozza della Conca" dove "i più famigerati bevevano le acque calde a centesimi 10" e "l'Osteria dell'Arena" sulla cui insegna, un gallo di latta dipinta, si leggeva: "Quando questo gallo canterà credenza si farà". In Viarena, prosegue il Barigazzi, c'erano quegli "stambugi calcati di miseria e di carnacia plebea" in cui Paolo Valera andava a trovare gente scrofosa, che dormiva in letti che sembravano canili, senza materassi e lenzuola. Quegli stambugi erano locande in cui si rifugiavano ricercati d'ogni genere, uomini imbestialiti dal vizio, ammalati da lazzaretto, che dormivano accavallati uno sull'altro, raggruppati in due o tre in ogni saccone. La polizia andava in queste locande ogni sera a rastrellare chi aveva conti in sospeso con la giustizia; erano le anticamere delle carceri milanesi e il risveglio era sempre brutale: "Pelandron! Vagabond! Vestisset a la svèlta!".

 

 

 

 

anno 2017

 

 

 

anno 1955 - a sinistra si incrocia la via Scaldasole