Stampa

(nr. 572) da piazza Pio XI a piazza San Sepolcro - zona Duomo


Già antico "stradone di sant'Ambrogio, questa via nel cuore dei Milano fu chiamata così nel 1609 quando, sull'area delle vecchie scuole Taverna, per desiderio del cardinale Federico Borromeo sorse quell'edificio che racchiude veri tesori d'arte, meta con la sua ricchissima biblioteca e per la sua notevole pinacoteca di migliaia di studiosi. L'ambrosiana, che fu la prima biblioteca pubblica in Europa, contiene circa 30mila manoscritti e decine di migliaia di volumi a stampa, tra cui 2.500 incunaboli. Tra i manoscritti più celebri troviamo un Omero del IV secolo miniato, i palinsesti di Plauto e di Cicerone il Virgilio di Petrarca con miniature di Simone Martini arricchito in margine da postille autografe del Petrarca stesso, una traduzione latina di Giuseppe Flavio su papiro e un importante gruppo di manoscritti arabi. Sarebbe stata ancor più ricca se nel 1798 non avesse subito gravi spogliazioni dai Francesi, che inviarono a Parigi le opere migliori, soltanto in parte restituite e se l'edificio non fosse stato danneggiato nel corso dell'ultima guerra. Nelle 38 sale del 1° e del 2° piano trova posto la Pinacoteca, con opere di Leonardo, del Bergognone, del Caravaggio, del Tiziano, di Raffaello, del Tiepolo, di Mino da Fiesole, del Luini. Originariamente il Palazzo era un'unica sala rettangolare (Sala Federiciana) con un austero prospetto preceduto da un atrio chiuso con timpano triangolare; in seguito fu annesso l'Oratorio e la Sala del Consiglio di S. Corona, poi l'Oratorio di Sant'Angelo (oggi Sala Borromeo) e tra il 1811 e 1826 fu incorporato ol Convento degli Oblati del Santo Sepolcro e la chiesa di Santa Maria della Rosa, che nel 1829/36 furono sostituiti con l'attuale atrio, con varie sale e col cortile, coperto e trasformato nel 1921/23 dall'arch. Annoninella sala Pio XI (attuale sala di consultazione), dove fronteggia dal 1927 una statua in bronzo di Pio XI in veste di bibliotecario, opera dello scultore Quattrini.
Via Ambrosiana e Cardinal Federico (già di San Sepolcro, dominate da un lato dalle alte pareti della Biblioteca, allineano sull'altro vecchie case, di cui alcune conservano modesti segni d'arte. Così la casa al nr 6 in Cardinal Federico presenta balconcini con ringhierette rigonfie come i mobili panciuti in uso a metà del '700, a intrecci di girali di elegante disegno. Altra casa al nr 20 di via Ambrosiana, ha balconi con supporti mensolati a foglie e festoni di stucco, ringhiere di ferro elegantemente lavorato a disegno su pianta mistilinea, nei modi di transizione dall'ultimo barocco al nascente neoclassico.

 

 

 

 

 

 anno 2017