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da via Padova

 

Dedicata al proprietario terriero di Crescenzago (1771-1835). Nel 1140 all'epoca dell'arcivescovo Robaldo (1146) ebbe origine l'abbazia detta di santa Maria Rossa che sorge nella via. Lo stile della chiesa è il romanico lombardo, il quale nonostante la tarda fondazione, mantiene una forma rigidamente primitiva. Il tempio è costruito su pianta quadrangolare, a 3 navi, terminanti in 3 absidi. Non vi è traccia né di transetto né di tiburio come nelle chiese coetanee e si potrebbe avanzare l'ipotesi che sia stata costruita su una pianta più antica, essendo stata vittima di vari incendi. La navata centrale è la più alta, con volte a crociera e cordonature rotonde, con finestrelle che servono da sfiatatoi, una delle quali è praticata anche sul muro della facciata. Nel suo complesso ricorda la basilica di Agliate e, in genere, la forma basilicale anteriore al periodo romanico. Quattro dei pili che sostengono le volte sono in pietra e quattro sono in mattoni cuneiformi. Due di questi pili sono un fascio di colonne che sostengono l'arco trionfale; gli altri sono tondi, come quelli di Chiaravalle e Morimondo. I pili tondi sono originali. Le cordonature a crociera sono rotonde e gli archi delle navi minori sono acuti. La chiesa consta di tre campate; la prima è più breve, forse l'antico nartece. Le brutte finestre quadrate e circolari furono provvidamente sostituite da finestre ad archi con strombatura. La prima Cappella a sinistra risale al 1503. La struttura architettonica essendo simile alla sala delle Asse in Castello, si prestò a uguale decorazione leonardesca. Un trittico, fortunatamente salvato, è attribuito al Borgognone. Le tavole centrali rappresentano santa Caterina, e i pannelli laterali, sant’Agnese e santa Cecilia. Nello sfondo della tavola centrale si intravede una teoria di religiosi che si indirizzano alla chiesa di un monastero, il quale, dalle linee della facciata, si rivela per quello di santa Maria di Casoretto. I tre pezzi oggi curati e messi in onore, formano degno decoro di questo tempio monumentale. Sui basamenti delle colonne e sulle stesse colonne che sostengono l'arco trionfale esistono tracce di sculture. L'interno della chiesa era ricoperto da intonaco che ora, levato, lascia apparire l'ammirabile fattura delle pareti stilate a perfezione e fatte con mattoni accuratamente levigati. L'affresco dell'abside maggiore, riapparso nell'opera di scrostamento, si attribuisce al 1300 e rappresenta il Redentore benedicente che reca sul ginocchio sinistra un grande libro con questa dicitura: "Sono il padrone del mondo, la luce del cielo - il re dell'inferno - comando, condanno e premio". La figura del Salvatore è circondata da un'iride, da cui spiccano il volo quattro Angeli; tre con la testa beluina, uno con la testa umana, simbolo dei quattro evangelisti. La Cappella del Crocifisso data dal 1841 e fu costruita coi danari ricavati dalla vendita della chiesa di Corte Regina, edificata da Bernardo Visconti per la moglie Regina Scaligari. Le decorazioni di questa cappella e la pittura rappresentante l'Addolorata sono di Luigi Morgari. La cappella del Rosario, oggi riproducente graffiti classici, fu edificata nel 1604 e, benché non rispondente allo stile della chiesa, fu con essa coordinata con opportune rinnovazioni. Le due pile per l'acqua benedetta e il pulpito sono dello scultore Gualtiero Anelli di Sesto San Giovanni; opere ben intonate all'ambiente, eseguite nel 1929; le quattordici stazioni della Via Crucis sono scolpite in pietra dallo stesso Anelli e compiute nel 1930. Nella sacrestia sono conservati paramenti sacri del 1400, tra cui un pluviale di broccato d'oro; una pianeta del 1500 e un ostensorio d'argento in stile barocco del 1700, arricchito di smeraldi e brillanti. Il campanile, robusta costruzione, che si erge a sinistra dell'abside, in origine non sorpassava la volta della chiesa, e fu portato all'attuale altezza nel XVII secolo. Le absidi laterali, prima divise dalla chiesa da quattro mura, servivano l'una da sacrestia e l'altra da campanile e ripostiglio furono opportunamente riannesse alla chiesa ridondando loro l'assieme primitivo. Sulle pareti interne della facciata esistono buoni quadri della scuola veneta; quello centrale era l'antica pala dell'altare di Corte Regina rappresentante l'Adorazione dei re Magi ed è di eccellente fattura. In questo tempio ebbe sepoltura Matteo Visconti che, in seguito alla scomunica inflittagli dal Papa, si rifugiò all'ombra della tacita abbazia di Crescenzago e qui fu sepolto clandestinamente. La facciata riesumata nella sua forma primigenia con una trifora centrale e con una moltitudine di finestrelle a strombatura, è di caratteristica bellezza, perché, nonostante la asimmetria delle impostazioni, è nel suo complesso, di effetto gradito e armonioso. La porta centrale è in pietra, le secondarie in mattoni con colonne in cotto, di fattura uguale alle porte, ancora murate che appaiono nella facciata dell'abbazia di Chiaravalle.

 

 

 

 

anno 2020

 

 

 

anno 2018

 

 

 

anni '50

 

 

 

anni '30