Cai - Cabaret Milano Duemila

«BON PER I CAI», buono per i calli.


Questo modo di dire milanese è del XIX secolo; nacque quando la propaganda promozionale degli articoli di cosmesi e farmaceutica era fatta sfacciatamente sulle fiere e gli odierni persuasori occulti non arrossivano a sentirsi chiamare ciarlatani e a essere considerati da tutti come tali. In particolare - è il caso del detto in esame - la pubblicità verbale e grafica sull'estirpazione dei calli fu, ai primi del 1900, priva di remore e reticenze, e questo perché fino a quel momento il fastidio dei calli la maggior parte della gente aveva dovuto tenerselo perché i rimedi radicali erano ancora nelle mani dei chirurghi; e un intervento, anche se piccolissimo, non era alla portata di tutte le borse, in assenza di mutue. Fu allora che l'industria farmaceutica gettò fragorosamente sul mercato un gran numero di specifici contro i calli da poco prezzo (gli specifici, non i calli), ma decantati come toccasana. In realtà, il più delle volte si trattava di medicamenti che facevano bene soprattutto ai farmacisti ed è per questo che i milanesi coniarono l'espressione caustica «QUÈLL LÌ? L'È BON PER I CAI», quello lì? È disutile a qualsiasi cosa proprio come è disutile a togliere i calli un callifugo non buono. Ma quante parole in italiano per tradurre con le sfumature una frasetta milanese!

 

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